
Nel corso di questa settimana, si è svolto a Tunisi un
importante appuntamento promozionale dei prodotti e delle risorse nel settore
biologico del paese. Datteri e olive al primo posto, ma non solo.
L'agricoltura biologica è arrivata negli anni 80 sui
campi tunisini ed è dal 1999 che il paese si è dotato di un quadro
legislativo in materia. Ma gli investimenti sono importanti perché il mercato è
di assoluta importanza. La Tunisia ha
tutto l'interesse a diversificare la produzione, puntando sulla qualità e
sviluppando etichette regionali per proporsi suii mercati internazionali.
Questo è quanto emerso nel corso di una settimana di
incontri, promossi dal Ministero dell'Artigianato e presenti ospiti da paesi
stranieri.
La necessità di diversificare, non solo nel biologico, è
spiegata anche nei dati relativi alla produzione dell'olio d'oliva. Il prodotto
esportato in Europa perde circa il 160% del proprio valore finendo poi, è stato
spiegato, con un anonimo marchio che potrebbe essere italiano, spagnolo,
tedesco o francese.
Le condizioni climatiche e del terreno tunisino consentono
un'ottima produzione di piante officinali, 46% della produzione bio nazionale,
olio d'oliva ( 35%), datteri (15%), olive (2%). Gli altri prodotti promossi
sono ortaggi come peperoni, patate, finocchio, piselli, lattuga, melanzane,
frutta come arance e frutta secca da guscio come mandorle e pistacchi; ma anche
cereali, come grano e orzo.
Nel corso del convegno: "L'esportazione di prodotti
agricoli biologici" (L'exportation des produits de l'agriculture biologique), è
stato spiegato come il settore incontri il favore del presidente Zine El
Abidine Ben Ali. Questo significa che sono stati approntati dei piani di
supporto economico per le coltivazioni biologiche, con l'obiettivo che il paese
possa accreditarsi sul mercato internazionale.
tunisieaffaire.com
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