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domenica 07 settembre 2008
Sei in : Home arrow Notizie arrow Caserta, il lavoro di Habib, casaro tunisino dalle mani d'oro per la Mozzarella campana dop: l'unic
26 mag 2008
Caserta, il lavoro di Habib, casaro tunisino dalle mani d'oro per la Mozzarella campana dop: l'unic PDF Stampa E-mail
martedì 27 maggio 2008
caserta_habib.jpgMARCIANISE (Caserta) - Umiltà, sacrificio e grande forza di volontà non sono le uniche doti di Habib Dridi, destinato ad essere sarto in Tunisia e ora casaro di fama al caseificio Bellopede a Marcianise. Unico straniero in Italia a fare la mozzarella Dop per un caseificio di qualità la cui produzione e vendita, in un periodo come questo di crisi per il settore, non è per nulla diminuita all’estero. Dopo anni di lavoro e sacrifici, il suo desiderio ora sarebbe proprio di aprire un agriturismo per rivivere i ricordi della sua terra in un ambiente sano in mezzo agli animali e la natura.

Mi racconta un po’ la sua vita? Quando è arrivato in Italia?

Sono venuto la prima volta in Italia per una vacanza di 10 giorni nel 1994. Sono stato a Napoli: ero ospite di mio cugino che lavorava in una sartoria e quando finiva di lavorare mi portava in giro a vedere la città.

Che lavoro svolgeva in Tunisia?

Ero un sarto, infatti mio cugino mi convinse ad andare con lui dal proprietario della sartoria dove lavorava e quando il proprietario napoletano vide come lavoravo, disse che ero molto bravo e mi chiese di rimanere in Italia. Io però non ero convinto, perché avevo la mia sartoria in Tunisia. Poi mi convinsero dicendo che mi avrebbe fatto anche tutti i documenti per l’arrivo in Italia e perché insistevano sia lui che mio cugino. Così ho lavorato lì per un anno e mezzo, fino a quando la sartoria non ha chiuso per fallimento. Intanto la mia sartoria in Tunisia pure l’avevo chiusa perché ero in Italia e perciò rimasi senza lavoro.

E poi cosa ha pensato di fare?

Avevo un altro cugino, interprete al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, che mi aveva proposto di stare da lui a Caserta per un mese per cercare un nuovo lavoro. Dopo due settimane trovai lavoro alla gelateria Green Garden. Sono stato con loro per circa due anni e mezzo, dopodiché, ho avuto delle difficoltà con loro e ho deciso di andarmene. Così decisi di tornare in Tunisia, ma intanto ho conosciuto mia moglie Gabriella che mi ha convinto a restare e a cercare un nuovo lavoro.

E così che si è trovato al caseificio?

Sì. E’ così che sono andato al caseificio Bellopede a Marcianise. All’inizio è stato duro mostrare le mie buone intenzioni, appena mi presentai a cercare lavoro mi rimandavano sempre al giorno successivo, mi dicevano: “Vuoi lavorare? Torna domani!”. E io per una settimana intera sono andato lì ogni mattina a sentire sempre la stessa frase, insomma il proprietario voleva rendersi conto se io avevo davvero intenzione di lavorare! Fin quando la domenica mi disse che potevo iniziare!

Come è stato all’inizio fare un lavoro così diverso da quello della sartoria?

All’inizio ho trovato un po’ di difficoltà:  con gli altri operai che mi nascondevano gli stivali o che facevano altri scherzi, ma il lavoro devo dire la verità l’ho imparato subito, pur non avendo mai fatto questo mestiere.

E da quanto tempo lavora nel caseificio?

Ormai lavoro da otto anni al caseificio e ora sono diventato il responsabile.

Mi racconta la sua giornata di lavoro?

Inizio verso le quattro del mattino, dobbiamo fare il calcolo di quanta mozzarella dobbiamo fare. Se arrivano ordini, li devo organizzare e dividere per tutti i casari. I clienti mi consegnano gli ordini in ufficio, poi se capita che si rompe qualche macchina, le aggiusto anche.

In questo periodo con la crisi per la diossina cosa sta accadendo alle vendite?

Sicuramente le vendite sono diminuite di più del 50 %, ma come responsabile del caseificio posso ben dire che personalmente vedo il latte da dove viene, abbiamo il nostro laboratorio dove come prima cosa controlliamo il latte che ci arriva dagli altri allevamenti, perché una quota di latte la produciamo direttamente noi. E quando lo analizziamo e vediamo che non è buono lo eliminiamo! Come quando tu vai al mercato e tra la cesta di mele che hai comprato ne esce una marcia, uno la butta, no? E così con questi allevamenti non facciamo neanche più altri contratti. Considera quante aziende sono state chiuse, noi siamo sempre rimasti aperti, perché appunto sono venuti a farci tantissimi controlli e questo significa che ci teniamo prima noi alla qualità dei nostri prodotti. Infatti le nostre vendite all’estero non sono mai diminuite.

E all’estero dove mandate i vostri prodotti?

In Inghilterra due volte a settimana e anche in Spagna. E poi in Italia abbiamo la catena di ristoranti Rossopomodoro, li forniamo noi con mozzarelle e fiordilatte.

Le sue origini tunisine, la sua educazione, hanno influenzato in qualche modo il suo modo di lavorare, di comportarsi qui in Italia?

Uno dei miei valori più importanti che mi porto sempre dentro è sicuramente il rispetto verso gli altri. E’ questo che mi ha insegnato la mia famiglia.  La mia strada l’ho fatta da solo, nessuno mi ha portato fin qui.

Cosa desideri per il tuo futuro visto che hai detto di aver sposato una donna italiana che ti ha spinto a restare qui?

Ho comprato una piccola casetta in montagna e sto cercando di creare un’azienda agricola, perché io vengo da una grande casa in Tunisia dove avevo tantissimi animali, e quindi il mio desiderio è costruire un agriturismo con i miei cavalli, caprette, galline. A me piace cucinare tanto e poi so fare tante cose. Quindi è questo il mio desiderio.

 

Ornella Scognamiglio  - edicolacaserta

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