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Antibiotici, usarli solo se serve davvero |
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martedì 13 febbraio 2007 |
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L’uso di antibiotici va limitato il più possibile, sembra un’ovvietà ma spesso si abusa inutilmente di questi farmaci. Da anni è studiata la relazione tra abuso di antibiotici e sviluppo nei batteri di forme di resistenza al farmaco. Ora, un recente studio belga pubblicato sulla rivista The Lancet prova il legame causa-effetto di questa relazione e lancia un appello per una maggiore cautela, ricordando che la resistenza agli antibiotici rappresenta un grande problema di sanità pubblica.
Forse è bene ricordare che sono pochi i casi di raffreddore e bronchite in cui è necessaria una terapia antibiotica per guarire. Il 90-95 per cento delle infezioni, infatti, è di origine virale. Eppure le statistiche dimostrano che almeno metà delle persone colpite da raffreddore, bronchite o influenza assume antibiotici, che sono anti-batterici e non servono contro i virus.
Il loro impiego in misura sproporzionata rispetto alle necessità ha provocato un aumento dei ceppi di batteri resistenti ai farmaci. Un gran numero dei primi antibiotici creati è ormai quasi inutile. Quando infatti alcuni batteri sopravvivono a un trattamento antibiotico grazie a casuali mutazioni genetiche, si riproducono, creano una nuova generazione di microbi completamente resistente, rendendo inefficace o quasi il farmaco contente quel principio attivo.
Per rallentare questo meccanismo (che rappresentando una legge della natura non può essere completamente contrastato) si dovrebbero sviluppare nuovi farmaci efficaci contro i ceppi di batteri resistenti agli antibiotici attualmente in commercio e usarli in modo estremamente parsimonioso, che significa semplicemente assumerli solo quando servono davvero.
Fonte: Malhotra- Kumar S, Lammens C et al. Effect of azithromicina and clarithromycin on pharyngeal carriage of macrolide-resistant streptococci in healthy volunteers: a randomised double-blind, placebo-controlled study. The Lancet 2007; 369:482-490.
Dancer SJ. Attention prescribers: be careful with antibiotics. The Lancet 2007
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