venerdì 04 luglio 2008
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Cultura
Un viaggio nelle origini mediterranee della cucina tunisina
| Un viaggio nelle origini mediterranee della cucina tunisina |
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| lunedì 12 marzo 2007 | |
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Parlare oggi della cucina tunisina è parlare dell’incontro di diverse culture culinarie, soprattutto quelle provenienti dal Mediterraneo, dall’antichità sino ad oggi. Già, per via della sua posizione strategica in mezzo al bacino la Tunisia ha visto il passaggio di quasi tutte le civiltà mediterranee ed ognuna di esse ha portato il suo modo di vivere e la sue tradizioni. Perciò una ricerca sulla cucina tunisina implica automaticamente un viaggio nella storia del Paese. La Municipalità di Tunisi ha voluto ritornare sull’arte culinaria tunisina proponendo un incontro-dibattitto sul tema “le influenze mediterranee nella cucina tunisina”, tenutosi il 14 febbraio e animato da Abdessatar Amamou, con la partecipazione di specialisti nel campo.
Se v'interessa avere un'idea sulle ricette tunisine ed anche italiane cliccate QUI (potete anche proporre delle ricette). L’avvento dell’Islam e l’estensione dell’impero musulmano crearono un vasto spazio per gli scambi culturali e l’incontro delle influenze delle diverse civiltà. Per prima è stata l’Andalusia a ricevere il risultato di queste influenze in materia di arte culinaria e non solo. Beneficando di condizioni climatiche favorevoli e sviluppando un saperfare importante nel campo dell’agricoltura, l’Andalusia arricchì considerevolmente l’alimentazione araba con tanti piatti tipici pervenuti sino in Tunisia grazie agli andalusi immigrati dopo la Riconquista. Tra questi piatti, che esistono ancora oggi, nella cucina tunisina troviamo la “Marca Hloua” (una specie di sugo marrone con carne di agnello, castagne e uvapassa) o ancora i “Banadhej” e i Kisseles” (una specie di pasta cotta al forno con dentro uova, carne e formaggio), oltre a diversi tipi di dolci. I turchi anche loro, hanno portato le loro tradizioni culinarie, quando sono arrivati alla fine del XVI secolo. Tra le pietanze che hanno introdotto c’è la preparazione della “Baklaoua” e delle “Khtaief”, due dolci che si fanno a base di una pasta molto sottile (Malsouka) riempita di mandorle, pistacchi, noci, ecc. Notevole è stato anche l’apporto della cucina italiana, soprattutto quella portata dai siciliani e livornesi venuti a stabilirsi in Tunisia. È merito loro l’introduzione dei diversi tipi di pasta fresca e secca preparata con il sugo di pomodoro, della pizza, del brodo e delle minestre, delle sfingi, ecc. Non bisogna dimenticare anche la cucina ebrea, praticata sia degli ebrei tunisini sia dai livornesi, chiamati “Grana”. Questa cucina, che è il risultato di influenze diverse (berbere, italiane, andaluse), ha arricchito l’arte culinaria tunisina inventando tante ricette a base di cuscus, oltre alla famosa Pkaila, piatto tipico ebreo. Per preservare infine questo importante patrimonio che porta l’impronta di numerose civiltà bisogna, secondo Ennabi, scrivere di più sulla cucina tunisina per documentarla e salvaguardarne soprattutto le ricette antiche che sono in via di estinzione davanti al ricorso eccessivo al fast-food e agli effetti della mondializzazione. Dallo stesso avviso è stato anche Abderrazek Sanheji, il Direttore della Camera dei Ristoratori, presso l’UTICA che ha voluto essere più pratico proponendo di fare una campagna per promuovere la cucina tipica tunisina o almeno programmare, in occasione della Giornata Nazionale dell’Abito Tradizionale, prevista il 16 marzo di ogni anno, in tutti i ristoranti un servizio di piatti tipici, così, per non perdere l’abitudine del buon gusto! Hanene Zbiss (il Corriere di Tunisi) |
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